Psicopatologia delle condotte motorie - Dr.ssa Federica Ferrari

Una condotta motoria semplice potrà cambiare se il bambino è solo, alla presenza dei genitori, di estranei o della sua istitutrice. Esiste, però, sempre un legame tra il tono muscolare e la motilità stessa che presiede all’armonia del gesto, così come c’è un legame tra il tono della madre e quello del bambino, vero “dialogo tonico”. La motricità si sviluppa secondo il ritmo della maturazione, ma anche secondo il ritmo dei possibili legami con l’ambiente che gestisce, orienta il campo evolutivo del bambino e gli dà coerenza. La motricità potrà passare da una gestualità data dall’imitazione ad un’attività operatoria in cui la prassia diventa il fondamento di un’attività simbolica. Vediamo alcune condotte motorie psicopatiche.

DISGRAFIA. Un bambino disgrafico è un bambino la cui qualità di scrittura non è sufficiente in assenza di qualsiasi deficit neurologico o intellettivo, che possa giustificare questa carenza. La scrittura dipende da un apprendimento scolastico gerarchizzato, e da fattori maturativi individuali, e da fattori linguistici, prassici, psicosociali che insieme portano alla realizzazione funzionale. Abbiamo:

Disordine dell’organizzazione motoria: impaccio motorio, alterazioni lievi dell’organizzazione cinetica e tonica (disprassia minore), instabilità;
Disordine spazio-temporale: disturbi nell’organizzazione sequenziale del gesto e dello spazio ed alterazioni della conoscenza e dell’utilizzazione del corpo;
Alterazioni del linguaggio e della lettura;
Alterazioni affettive: ansia, fretta eccessiva, inibizione, fino a portare alla costituzione di un vero sintomo nevrotico in cui il significato simbolico della scrittura e della matita afferrata diventa dominanti.
L’appriccio terapeutico dipende dalla qualità delle difficoltà associate alla disgrafia e dal suo significato nell’organizzazione psichica del bambino: rieducazione grafomotoria e psicomotoria allorchè prevalgono le alterazioni spazio-temporali e i disturbi motori, aggiramento del sintomo ed approccio psicoterapeutico allorchè la situazione affettiva sia in primo piano ed il sintomo sembri integrarsi in una struttura nevrotica.

I TIC. Consistono nell’esecuzione improvvisa ed imperiosa, involontaria ed assurda, di movimenti ripetuti che sono spesso una caricatura di un atto naturale. La loro esecuzione può essere preceduta da un bisogno, la loro repressione portare ad un disagio. Spariscono in genere durante il sonno. Quelli più frequenti sono: sbattere delle palpebre, aggrottamento delle ciglia, smorfie. A livello del collo abbiamo dei tic di tentennamento, di saluto, di negazione. Tutti questi tic possono essere isolati o associati, restare uguali nello stesso paziente o alternarsi. Prima che il tic sopraggiunga, il soggetto prova un sentimento di tensione ed il tic arriva come una specie di scarica che lo solleva.Abbiamo:

Tic transitori, passeggeri, che possono essere eguagliati a diverse abitudini nervose. Spariscono spontaneamente e sono i più frequenti;
Tic cronici: sono un’affettazione stabile che accompagna un’organizzazione nevrotica caratterizzata.
Il significato del tic non è univoco. Appartiene a quelle condotte devianti che si instaurano in uno stadio evolutivo particolare del bambino e la cui persistena può servire da ancoraggio a molteplici conflitti. Inizialmente il tic può essere una semplice condotta motoria in reazione ad una situazione di ansia momentanea.

L’associazione tra tic e tratti ossessivi è frequente. Sono bambini che si controllano con una grande attenzione, che soffocano attivamente un’aggressività la cui jntensità può essere sia ereditaria che il risultato di situazioni traumatiche reali.

La risposta dell’ambiente, in particolare dei genitori, alle prime manifestazioni del tic può essere determinante per l’evoluzione. Rimproveri troppo insistenti, derisioni e proibizioni aumentano l’ansia e l’angoscia e la legano in modo diretto alle scariche motorie. Queste, a loro volta, influenzeranno la carica libidica o aggressiva che vi si collega.

LA SINDROME DI GILLES DE LA TOURETTE. E’ conosciuta come Disturbo di Tourette dal DSM-III-R, è caratterizzata dai seguenti sintomi:

Tic numerosi, ricorrenti, ripetitivi, rapidi;
Tic vocali multipli, sotto forma di coprolalia, ecolalia, grugniti, tirate su con il naso, latrati…
L’intensità del tic è variabile, e dipende in parte dal contesto. Questo quadro sindromico è raro, i tic motori possono esistere indipendentemente dai tic vocali nel qual caso si parla di “malattia dei tic”, che deve comunque essere distinta dalla Malattia di Gilles de la Tourette, propriamente detta.

Alcune psicoterapie sostengono un’origine nevrotica o prenevrotica, borderline.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)