Psicopatologia della sfera oroalimentare nei bambini - Dr.ssa Federica Ferrari

Il rifiuto alimentare è indice della contaminazione ansiosa che subisce la relazione con la madre, tentando di controllarne le conseguenze. Questa difficoltà di mentalizzazione potrebbe essere la base di una futura organizzazione psicosomatica. L’attitudine terapeutica deve focalizzarsi sulla relazione madre-bambino, deve cercare di ridurre l’angoscia materna e le attitudini più caratteristiche. La sola decisione di consultare uno psichiatra infantile basta talvolta a calmare queste paure: così, non è raro che il bambino si alimenti bene la vigilia della consultazione. Una psicoterapia sia della sola madre sia della coppia madre-bambino è talvolta indispensabile.

OBESITA’. Dietro all’anoressia mentale, i problemi che nascono dall’obesità cominciano ad occupare un ruolo primario, soprattutto a seguito dei molti lavori che riguardavano l’obesità dell’adulto e il suo sviluppo, da cui deriva che la precocità di comparsa dell’obesità è un importante fattore di prognosi. Abbiamo un eccesso di almeno il 20% del peso rispetto alla normale media per la statura. La frequenza dell’obesità è di circa il 5% nella popolazione scolastica. L’esordio dell’obesità può essere precoce, fin dai primi anni di vita, e ciò per significare come esista un grande scarto tra l’epoca di comparsa e l’epoca di consultazione per l’obesità. Esistono due periodi privilegiati per lo sviluppo di un’obesità: il primo anno di vita, in seguito il momento del periodo prepubere tra i 10-13 anni. Abbiamo così obesità primarie e obesità secondarie. Rispetto al numero degli adipociti, i pediatri descrivono:

Obesità iperplastiche in cui il pool di adipociti è troppo alto, obesità che si formerebbero fin dal primo anno di vita;
Obesità ipertrofiche quando il numero di adipociti è normale, ma la loro dimensione è troppo grande;
Infine le obesità miste.
L’obesità nasce, talvolta, in conseguenza di crisi bulimiche del bambino, ma più spesso è la conseguenza di un’iperfagia causata dal clima familiare. L’eccesso d’apporto alimentare può essere totale o riguardare i glucidi assorbiti in particolare nel pomeriggio, dopo il ritorno dalla scuola. Una tipologia caratteristica dell’obesità fu trovata in particolare nell’opposizione anoressia-magrezza-iperattività e polifagia-obesità-passività. I bambini obesi sono spesso descritti come molli, apatici, timidi, pur essendo in grado di reazioni di collera improvvisa. Però, apatia e passività non sono costanti. Altri sintomi sono spesso correlati all’obesità: insuccesso scolastico, enuresi. Allorchè il livello intellettivo sia normale o superiore, l’inibizione o la passività sono spesso di impedimento per la riuscita. L’obesità può essere allora caratterizzata da un aspetto mostruoso, e dalla sua estrema mutevolezza, realizzandosi così quella che è stata chiamata “l’obesità-fantoccio”. La ricerca da parte del bambino di soddisfazioni immediate non simbolizzate, il venir meno della funzione dei genitori al loro ruolo di nutritori, più che non educatori, spiegano questo tipo di obesità. Il bambino tenta di negare la mancanza così crudelmente avvertita. E’ alla pubertà, tra gli 11 e i 13 anni, che i genitori hanno preoccupazioni, più spesso, per la figlia femmina che non per il maschio. Bisogna sottolineare la relativa persistenza del sintomo nonostante i diversi trattamenti intrapresi. Solo il 15-25% delle obesità regrediscono, le altre continuano nell’età adulta.
Il determinismo familiare e culturale dell’obesità è importante. L’obesità è ancora vista come sinonimo di buona salute. Nella cerchia familiare, è stato descritto il comportamento troppo da nutrice delle madri reagenti a qualsiasi manifestazione del loro bambino con un apporto alimentare: ciò perturberebbe la sensazione di fame del bambino e qualsiasi conseguente tensione scatenerebbe un bisogno di assorbire qualche cosa. Lo schema corporeo del bambino obeso è spesso alterato, tanto più quanto più in fretta si sia formata l’obesità. La rappresentazione di un corpo filiforme, aereo, non è infrequente. L’obesità della bambina è un mezzo attivo d’affermazione maschile del suo corpo che non risconosce la sua castrazione, mentre nel maschietto l’obesità, che annega il sesso nel grasso prepubico, costituisce una protezione passiva contro le angosce di castrazione, oscurando l’esistenza stessa di questo sesso, come talvolta è ben mostrato dai test proiettivi. Sotto gli atteggiamenti di prestanza, forza e di vigore, si rivela, abbastanza spesso, un vissuto depressivo più o meno importante, contro cui l’obeso cerca di difendersi: il vuoto, la mancanza, l’assenza sono profondamente avvertiti. L’obesità, da un lato diventerà il difensore dall’ambiente e dall’altro lato custode dell’integrità e del valore dell’immagine dell’Io; la rilevanza dell’uno o dell’altro ruolo spiega la varietà dei quadri clinici. Fissarsi solo sul sintomo dell’obesità è in genere fonte di delusioni. Se è possibile far dimagrire il bambino durante la dieta, riacquisterà altrettanto in fretta i chili persi alla fine di quest’ultima. La restrizione calorica, certamente utile ed indispensabile, deve andare di pari passo con una valutazione del ruolo psicosomatico dell’obesità e con una motivazione del bambino a questo trattamento. Gli anoressizzanti anfetaminici devono essere utilizzati con prudenza.

COMPORTAMENTI ALIMENTARI DEVIANTI. CRISI DI BULIMIA. Si possono avere in adolescenti anoressici o in bambini obesi, ma anche in bambini con alcune strutture mentali. Sono impulsi irrefrenabili ad alimentarsi che sopraggiungono brutalmente, associati o meno da sensazione di fame, che consistono in alimenti apprezzati o no dal soggetto, in genere senza differenza alcuna. Possono durare una quantità di tempo mutevole: da pochi minuti a molte ore. Si concludono brutalmente; constatazione amara della mancanza totale di qualsiasi senso critico e di qualsiasi igiene alimentare nel corso del fenomeno. Gravi crisi bulimiche si trovano talvolta in una condotta psicotica in cui il nutrimento è la base di un investimento delirante.

POTOMANIA. Si tratta di un bisogno impellente di bere grandi quantità d’acqua e in sua mancanza, di qualsiasi altro liquido. Quando si tenti di limitare questa condotta, alcuni autori hanno descritto dei bambini capaci di bere la loro stessa urina. Se alcuni bambini presentano alterazioni della personalità di tipo psicotico, in altri questa potomania appare essere un’alterazione della nozione di sete che trova la propria spiegazione sia in un comportamento nevrotico regressivo, sia in un comportamento oppositivo all’ambiente, più spesso verso la madre che cerca di diminuire la quantità di liquido ingerito. Possono, a volte, precedere o seguire una condotta bulimica o, all’opposto, anoressica.
PICA. L’ingestione di sostanze non commestibili al di là del periodo normale (fra i 4 ed i 9-10 mesi) in cui, il bambino porta ogni cosa alla bocca come primo canale di conoscenza del mondo. Il bambino porta alla bocca le sostanze più varie: chiodi, monete, bottoni, piccoli giochi. A volte, il bambino assume sempre lo stesso oggetto ma in genere qualsiasi cosa e questo comportamento sembra notarsi sia in bambini in contesti di carenza affettiva profonda o di abbandono, sia in bambini psicotici e allora si associa ad altre alterazioni, in particolare a quelle della funzione alimentare e digestiva (anoressia,diarrea/costipazione,incontinenza…)

COPROFAGIA. Non si verifica spesso nell’infanzia. Il gusto per le materie fecali è raro e significa una profonda alterazione sia dell’investimento corporeo che della relazione con l’altro, soprattutto con la madre. Il comportamento coprofago si osserva spesso quando il bambino è solo, nel suo letto, e si potrebbe scorgere in esso una specie di parallelismo col merecismo. Le madri dei bambini coprofaghi sarebbero spesso fredde, anaffettive e anche ostili, arrivando fino a maltrattare il loro bambino. La coprofagia rientra di solito in un quadro evocatore di psicosi.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)