Linguaggio del corpo - Dr.ssa Federica Ferrari

I singoli organi e apparati non possono funzionare uno senza l’altro: sul piano mentale una funzione non può predominare l’apparato psichico mettendo in ombra le altre, se non a prezzo del nascere inevitabile di un cattivo funzionamento, cioè di una malattia.

Il corpo sostituisce la parola ed esprime, con la sua malattia, ciò che la parola non può o non sa comunicare; ad esempio, la parola, per l’alessitimico si è rivelata inutile, pericolosa e così ha fatto ricorso ad una forma di comunicazione, quella dei sintomi somatici che, sebbene più carica di sofferenza e più ambigua, offre, nelle situazioni in cui la persona vi si ritira e si protegge, più garanzie per il suo equilibrio psichico.

Il sintomo, quindi, nasconde e rivela nello stesso tempo, afferma e nega al tempo stesso. L’evento malattia modifica l’equilibrio psicofisico e relazionale di quel momento e il malato è obbligato a cambiare vita e abitudini, è obbligato ad una ristrutturazione del proprio Sé. E la malattia, non solo rende conto dell’esistenza di un conflitto psichico e relazionale, ma, paradossalmente e potenzialmente, suggerisce la soluzione e ispira la via terapeutica verso la guarigione.

Somatizzare a livello sangue significare regredire all’origine: la libido è compromessa nella sua primitiva spinta vitale.

L’emorragia cioè la forte perdita di sangue che spaventa a morte è la più drammatica fra le patologie perché è come privarsi di una grande quantità di energia vitale, forte minaccia per la vita, perdita di gioia. Così, se l’epistassi è a livello di olfatto, ciò è legato a contenuti sessuali ed erotici difficili da esprimere o vissuti come vergognosi, una gengivorragia riguarderà di più contenuti aggressivi, una proctorragia o perdita di sangue dallo sfintere anale avrà un legame con l’espulsione come scarto di aspetti, al contrario, preziosi e vitali, collegati a fantasie inconsce di violenza e masochismo. Le mestruazioni che, invece, hanno un significato fisiologico di normalità, possono essere vissute in modo traumatico, perché legate al complesso di evirazione.

L’anemia, in cui il sangue si impoverisce, rimanda ad una mancanza di vitalità, ad una stasi che prevale sul desiderio di rinnovamento e trasformazione, alla rinuncia a lottare, con un forte desiderio di abbandono, oppure ad un’incapacità a finalizzare le proprie forze verso un obiettivo che non si riesce ad identificare.

Nella leucemia, abbiamo un aumento eccessivo di leucociti che simboleggia l’eccesso di protezione che diventa autoaggressione, mentre nella leucopenia viene meno il compito difensivo.

La trombosi, al contrario, significa bisogno di dipendenza e uso della malattia per ottenere vantaggi secondari a compenso di crediti affettivi sospesi. In questo caso, comunque, abbiamo sempre un rallentamento libidico, un’inerzia e fantasmi di morte per incapacità ad elaborare e sopportare contenuti di abbandono. Quando, comunque, parliamo di sangue, dobbiamo sempre riferirci ad un materno molto ridondante, ad un atteggiamento simbiotico, ad un bisogno di essere rassicurati che la nostra libido non fuoriesca.

Ora vediamo il cuore, il centro dell’affettività, e le patologie a carico di questo organo e il loro significato psicosomatico.

La fibrillazione atriale è la conseguenza di un blocco atrio-ventricolare, una divisione tra il maschile e il femminile.

Le extrasistoli sono battiti fuori dal normale ritmo costituito dall’alternarsi di una diastole, rilasciamento introversione, e di una sistole, contrazione estroversione; sono da riferirsi a contenuti di angoscia e di carattere trasgressivo rimossi.

La tachicardia è l’accelerazione cardiaca, l’attivazione della propria libido in caso di attacco-fuga, l’impossibilità a gestire l’investimento libidico, è implicato il sistema ortosimpatico.

Al contrario, la bradicardia è il rallentamento cardiaco che indica un coinvolgimento apparente senza un concreto e vero interesse, è coinvolto il sistema parasimpatico.

Infine, l’infarto non è altro che la ferita del tessuto cardiaco che lascia una cicatrice permanente, che simboleggia e rende conto di un conflitto, il cui significato principale è la centralità degli affetti disattesi o le emozioni inascoltate. I nemici del cuore non sono l’attività, l’impegno, l’investimento, non il fare, ma l’azione slegata, distaccata dalla natura stessa dell’individuo. Il paziente cardiopatico è una persona ferita nella funzione dipendente, non sa ricevere, non sa prendere e quindi non sa donare in termini di affetto. Il cuore, in sostanza, simboleggia il centro dell’apertura relazionale con se stessi e con gli altri.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)