Elaborazione del lutto negli adulti e nei bambini - Dr.ssa Federica Ferrari

Nel lutto, il vissuto soggettivo consiste principalmente in sentimenti di vuoto e di perdita, mentre nell’EDM (Episodio Depressivo Maggiore) consiste in un umore depresso persistente e nel non riuscire a provare felicità o piacere. La disforia nel lutto di solito vien meno di intensità nel corso di giorni o settimane e si verifica a periodi. Queste ultimi sono associati a pensieri o a ricordi del defunto. Il dolore del lutto può consistere in umore ed emozioni positivi che non sono tipici dell’infelicità e sofferenza pervasive tipiche di un EDM. Il contenuto del pensiero associato al lutto presenta di solito un’ansia relativa a pensieri e ricordi del defunto, piuttosto che le continue autocritiche pessimistiche osservate nell’EDM. Nel lutto, l’autostima è di solito mantenuta, mentre nell’EDM vi sono sentimenti di autosvalutazione e disgusto per se stessi. Se nel lutto è protagonista l’ ideazione auto-denigratoria, questa non è altro che una serie di carenze percepite nei confronti del defunto .Se un individuo che ha avuto un lutto nutre pensieri relativi alla morte e al morire, tali pensieri sono di solito orientati sul defunto ed eventualmente sul raggiungere il defunto.

Il lutto di cui non si parla è un lutto che non permette la guarigione e come tale non se ne va. Il dolore per essere curato richiede di verbalizzarlo. La professione dello psicologo svolge proprio questa funzione, cioè quella di “contenere”. Le angosce di perdita, di morte vengono inserite e verbalizzate all’interno della relazione con il paziente. Si tratta di comprendere, accogliere, andare incontro ad un dolore. L’angoscia di morte è uno dei sentimenti centrali con i quali si viene a contatto nella vita di tutti i giorni.

I bambini si diversificano molto da un adulto nel modo in cui rispondono alla morte di una persona cara. Molta di questa differenza è influenzata dallo stadio di sviluppo. La diversità di come i bambini rispondono subisce l’influenza di fattori familiari, come il funzionamento della famiglia prima e dopo la morte e il legame del bambino con la persona ancora in vita che si prende cura di lui. I sentimenti protagonisti sono: confusione, tristezza, forte senso di rabbia e preoccupazione. Altri bambini sembrano andare incontro a momenti più difficili, provando sulla propria pelle sofferenze psicologiche e isolamento sociale che durano per diversi mesi o più. E questi momenti estremamente complessi sono caratterizzati da: umore depresso, irritabilità e significativa ansia riguardo la salute e la sicurezza dei membri della famiglia ancora in vita. Abbiamo anche problemi di comportamento, nelle prestazioni scolastiche e/o ritiro dalla vita sociale. Stress all’interno del lutto così come problemi di adattamento associati ai cambiamenti nel sistema familiare.

La collera per la morte di un genitore è un’istantanea, comune e forse costante reazione alla perdita. E il bambino risponde con stress dovuto al trauma, reazioni di dolore e il prolungarsi della situazione luttuosa. La funzione della rabbia sembra essere quella di apportare energia ai difficili tentativi sia di recuperare la persona persa sia di portarla alla convinzione di non abbandonarci ancora, tentativi che risultano poi essere le caratteristiche principali della prima fase del lutto. Fino a 5 anni di vita, il bambino esperisce la perdita del genitore defunto, perde alcune modalità di relazione affettiva, punti chiave per organizzare i passaggi preliminari dello sviluppo e che costituiscono la struttura per il senso di sé del bambino. La perdita diventa un fattore di rischio per uno sviluppo sano. I bambini è come se perdessero la speranza che il genitore possa tornare sia nel riunire i ricordi del genitore defunto all’interno di un senso di un sé che si va costituendo. I bambini di solito hanno delle fantasie anche sul fatto che si riuniranno al genitore perso. I bambini sono convinti, nello stesso tempo, sia che il genitore sia defunto, sia che sia vivo e sia che ritorni da loro. Il pensiero magico comprende il sentirsi come causa principale dei fatti che li circondano. I bambini piccoli possono facilmente pensare che, a causare la morte del genitore, sia stato qualcosa legato a loro stessi e alle loro azioni. Spesso, i bambini provano un senso di colpa e di autocritica, perchè cercano di comprendere come avrebbero potuto evitare l’accaduto comportandosi in un modo diverso. I bambini piccoli, infine, percepiscono i loro genitori come onnipotenti e onniscienti e quindi sono convinti addirittura che il genitore ancora vivo possa far tornare il genitore defunto; infine, possono negare che il genitore sia morto sia asserendo che la morte vera e propria non sia mai avvenuta, sia negando il modo in cui questa è realmente accaduta.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)