Disturbi affettivi: la depressione - Dr.ssa Federica Ferrari

I disturbi affettivi sono influenzati molto da fattori genetici e biologici. La malattia depressiva è un modello ideale per studiare come geni e ambiente entrano in interazione per produrre sindromi cliniche.

La causa della depressione unipolare è dovuta, per il 40% a fattori genetici e per il 60% a fattori ambientali.

Ci sono però molti dati che ci fanno vedere come precoci esperienze di abuso, trascuratezza o abbandono possono creare una sensibilità neurobiologica che fa sì che gli individui rispondano a fattori stressanti in età adulta con lo sviluppo di un episodio depressivo maggiore. Si è ad esempio visto un aumentato rischio di depressione maggiore in donne che durante l’infanzia o l’adolescenza erano state separate dalla madre o dal padre. La perdita di un genitore durante l’infanzia aumentava in modo significativo il rischio di sviluppare depressione maggiore in età adulta.

Però anche altri fattori sembrano aumentare la vulnerabilità alla depressione. Nelle donne sono stati collegati allo sviluppo di depressione in età adulta abusi di natura sia fisica sia sessuale. Donne che durante l’infanzia hanno subito episodi di abuso o trascuratezza hanno una probabilità più alta, rispetto a quelle che non hanno vissuto simili esperienze, di avere in età adulta relazioni negative e una bassa stima di sé; donne che hanno avuto una storia infantile di abuso o trascuratezza e che sviluppano, da adulte, relazioni negative e bassa autostima hanno una probabilità molto più alta di ammalarsi di depressione. I traumi infantili che appaiono rilevanti in un numero significativo di adulti affetti da depressione possono portare ad alterazioni biologiche permanenti. Alcuni studi hanno inoltre fatto vedere nel liquido cerebrospinale di pazienti depressi, rispetto a soggetti di controllo non depressi, livelli elevati di fattore di rilascio della corticotropina, che stimola l’ipofisi a produrre l’ormone adrenocorticotropo.

I fattori stressanti in età infantile sono parte di un modello psicodinamico che vede la patologia adulta come associata a traumi precoci, ma la prospettiva dinamica prende anche in considerazione il significato specifico di tali fattori: quello che ad un osservatore esterno potrebbe sembrare un agente stressante piuttosto lieve può avere per il paziente potenti significati consci o inconsci, che ne aumentano enormemente l’impatto. L’elemento cruciale è l’interpretazione dell’individuo del significato dell’evento e delle sue conseguenze all’interno del contesto in cui si verifica. In un individuo il cui senso di sé è parzialmente definito da legami sociali, la perdita di una relazione interpersonale significativa può far incorrere in una depressione maggiore. D’altronde, un individuo la cui autostima è associata soprattutto al conseguimento di risultati e successi ha una più elevata probabilità di andare incontro ad un episodio depressivo in risposta alla percezione di un fallimento a scuola o nel lavoro.

Eventi che hanno significati particolari per l’individuo possono essere più strettamente associati alla nascita di depressione maggiore in pazienti adulti. Eventi stressanti associati ad alti livelli di perdita e umiliazione risultavano predittivi per l’insorgere di depressione maggiore. Eventi umilianti che svalutavano in modo diretto l’individuo in un ruolo centrale erano strettamente associati al rischio di episodi depressivi. Il clinico a orientamento psicodinamico vuole quindi concentrare l’attenzione sul significato di ogni fattore stressante per determinare gli effetti specifici che questo fattore ha avuto sul paziente.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)