Adolescenti e depressione - Dr.ssa Federica Ferrari


Nella prima adolescenza, si pongono problemi che si possono paragonare a quelli propri della depressione del bambino, mentre nella media e tarda adolescenza faremo riferimento alla depressione dell’adulto.

Abraham stabilisce un parallelo tra angoscia e depressione: la depressione avrebbe con il lutto lo stesso legame che l’angoscia ha con la paura. L’angoscia nevrotica è la conseguenza della rimozione sessuale, e questo la differenzia dalla paura. Il lutto è l’emozione normale che equivale alla depressione.

Klerman sostiene che tre grandi componenti contribuiscono a determinare la condotta depressiva:

perdita dell’oggetto e vicissitudini della componente narcisistica della personalità;
fattori che girano intorno all’aggressività, alla distruttività e all’ambivalenza;
affetto depressivo di base che a livello di comportamento si manifesta in un ritiro, inibizione o rallentamento.

ADOLESCENZA: LUTTO O DEPRESSIONE

L’adolescenza come tappa di sviluppo di ogni persona è spesso descritta in termini che sarebbero bene utilizzabili per descrivere una depressione o la lotta contro la depressione. Tristezza, depressione, collera, sensazione di inutilità, pessimismo, sono queste le caratteristiche denotano l’adolescenza. Abbiamo adolescenti che trascorrono lunghe ore, sdraiati o seduti, magari pronti a provare violente passioni appena un’occasione lo permetta, ma come invasi da una noia o da un disinteresse duri da modificare. L’adolescente lo si vede preso da sentimenti di colpa o vergogna, delusione e isolamento o da una disistima di sé che intervalla a momenti di trionfante onnipotenza. La maggioranza degli adolescenti presenta speso un’affettività depressiva abbastanza frequente. Abbiamo una depressione che possiamo considerare un fenomeno normale in ogni adolescente da una parte, e il problema della malattia depressiva che appare solo in alcuni adolescenti dall’altra.

Prendiamo in considerazione i diversi aspetti psichici della depressione: lutto e perdita oggettuale, ripiegamento narcisistico e fissazione orale, ambivalenza e aggressività, ed infine l’affetto depressivo di base e, come suo corollario a livello di comportamento, l’inibizione o il rallentamento.

Il termine “separazione” rinvia ad una situazione concreta, la rottura dei legami ad una situazione intersoggettiva e la perdita d’oggetto ad una situazione intrasoggettiva. Nell’adolescenza si trovano strettamente associate. In forza delle circostanze, degli obblighi e dei progetti per l’avvenire, cambiano gli amici, il tipo di hobbies, i progetti per il futuro. La maggior parte delle separazioni si fa in vista di nuovi incontri, interessi, scopi. Ma quando queste separazioni si realizzano, a rompersi sono legami di attaccamento antichi e profondi: quindi, perdita oggettuale e narcisistica, alternativamente e spesso insieme, si verificano ad ogni istante sull’adolescente. Abbiamo perdite che possiamo raggruppare a quattro livelli.

A livello del corpo. L’adolescente perde la relativa tranquillità dell’infanzia. Le nuove potenzialità nascenti controbilanciano le brusche trasformazioni somatiche, il deficit transitorio delle capacità strumentali e le “noie” fisiologiche.
A livello dei genitori. L’adolescente deve realizzare una serie di lutti. Il primo è quello della madre come rifugio e questo porta nell’adolescente il lutto dello stato di benessere ideale costituito dall’unione con la madre. Poi, il lutto degli oggetti edipici, più difficile da superare perché si svolge in presenza delle persone reali dei genitori. Si tratta di elaborare il lutto per l’investimento edipico e per la dipendenza verso i genitori, mettendo in atto una modalità di relazione tanto interna quanto esterna con loro. Questo lutto compare nella seconda fase dell’adolescenza, mentre quello per la madre rifugio è più tipico della prima.
A livello di gruppo. L’adolescente abbandona il gruppo familiare e le persone vicine alla famiglia per introdursi nel gruppo dei pari e degli adulti, a volte distante dal gruppo familiare per età, ideali, livelli socioeconomici e modo di condurre la vita.
A livello di sé, delle proprie dinamiche e dei propri meccanismi psichici. Il risveglio e la rielaborazione delle posizioni infantili unite all’emergere di nuovi investimenti fanno si che l’adolescente faccia delle scelte che lo obbligano a subire una perdita. Egli ha delle scelte da fare, che sono anche fonte di perdite. Ad es, nella sessualità, l’adolescente tenta di orientarsi verso la scelta di nuovi oggetti e deve allora elaborare la perdita della bisessualità vissuta fino a quel momento come potenziale. I rimodellamenti dell’Io, del Super-Io e dell’Ideale dell’Io sono sentiti come perdite. Alcune volte, l’adolescente non riconosce il proprio Io: ha la sensazione di averlo perso. E lo stesso processo avviene per il Super-Io: l’adolescente sa che deve rimodellarsi e allontanarsi da una morale ricevuta e subita ma che è una parte essenziale di se stesso. A livello del suo Ideale dell’Io nasce un doppio confronto che diventa permanente: quello tra realtà e megalomania e quello tra ideale genitoriale che l’adolescente è portato a disinvestire e l’immagine di oggetto ideale perfetto che riempie il vuoto lasciato dall’idea parentale e che diventa ben presto ingannevole.

La regressione narcisistica. L’adolescente attraversa un lungo periodo in cui le preoccupazioni e gli scopi narcisistici sono per il momento priviliegiati a spese delle tendenze davvero orientate verso gli oggetti. Non c’è depressione senza regressione narcisistica. E questa regressione è uguale ad una componente potenziale del processo adolescenziale. Può essere alla base di vissuti di vergogna, inferiorità, perdita della stima di sé. La differenza esistente tra quello che essi sono e ciò che vorrebbero essere intacca l’autostima. E questi stessi vissuti di vergogna possono anche dare origine a spinte compulsive, vendetta, rabbia narcisistica, fonte di comportamenti aggressivi contro gli altri e contro di sé.

L’aggressività e l’ambivalenza. L’aggressività in adolescenza può trovare le proprie fonti nella rabbia narcisistica; in questo caso, è diretta o verso il Sé corporeo, portando così a malattie psicosomatiche, o verso l’oggetto-Sé: ed è questo il caso della depressione distruttiva che può portare addirittura all’autodistruzione. Questa rabbia può essere vista anche in associazione alla riattivazione delle pulsioni pregenitali che ritornano tutte in primo piano in adolescenza. Esse sono in tutti gli individui depressi una componente molto importante della “struttura depressiva di base”. A questa si uniscono l’ambivalenza e fantasmi di incorporazione con tutte le vicissitudini che accompagnano questa relazione d’oggetto, in particolare l’autoaggressività e la tendenza alla morte. Se nelle fantasie della prima infanzia è presente la morte, in quelle dell’adolescenza c’è l’omicidio. Diventare grandi significa prendere il posto del genitore e questo è esattamente quello che avviene.

L’affetto depressivo di base. L’isolamento, il ritiro, il rallentamento uniti ad un livello di attività al minimo e ad episodi di pessimismo, sono frequenti nell’adolescente. E questo fa pensare al pericolo di rottura di legami di attaccamento, e riportano all’affetto depressivo di base.

L’umore depressivo. E’ uno sguardo svalutante rivolto a se stessi e che viene a portare una tonalità spiacevole a rappresentazioni, attività e affetti. E questo umore depressivo è una minaccia, perché, considerato di solito come un momento depressivo, può essere un segnale d’allarme in vista di una perdita di autostima. Se questa perdita si aggrava, l’emorragia narcisistica aumenta, il soggetto può cadere nella depressione che una volta che si è incistata tende di per sé ad aggravarsi. L’umore depressivo può essere dissolto, ed è ciò che più di frequente avviene, dal nascere all’improvviso di una tendenza opposta legata ad un Ideale dell’Io di ricambio che trova la sua esteriorizzazione in un’azione, un’ideologia, un gruppo o un individuo. Per alcune persone, l’umore depressivo rappresenta molto più un segnale d’allarme che il segno di un cambiamento strutturale già compiuto e in questo si differenzia dalla tristezza del depresso: quando subentra, la dinamica depressiva può ancora essere contenuta e possono essere messi in modo meccanismi che portano a disimpegnarsene; questo è un segnale d’allarme seguito da un tentativo di controllo.

La noia. Monotonia, mancanza di interesse, fatica sono tutte espressioni che ricordano la noia. A questo, si accompagna l’impressione che il tempo scorra troppo piano. La noia sembra essere costituita proprio dall’adolescente che resta ore nella sua camera davanti ai compiti o al bar davanti ad una bibita senza potersi decidere all’azione. E alla noia si unisce quasi sempre l’inibizione, inibizione degli affetti, inibizione motoria, inibizione intellettuale. La noia sembra far schermo ai conflitti interiori, alle fantasie angosciose. La noia equivale piuttosto ad una erotizzazione della sensazione di durata, ad un controllo anale del tempo. Durante la terapia analitica, la noia è utilizzata di solito per impedire il manifestarsi di un momento depressivo ed in tal senso la noia può essere vista come una difesa contro la depressione.

La morositè (cattivo umore). E’ una condizione che si esprime piuttosto in un rifiuto di fare degli investimenti sul mondo degli oggetti, degli esseri… Non c’è niente che serva a qualcosa, il mondo è vuoto. E questo tipo di formulazioni potrebbero far pensare alla depressione ma in verità non si incastrano in una cornice timica. Sono compatibili con un’energia apparentemente conservata. Se pure questo stato è caratteristico di molti adolescenti, non per questo esso denota una depressione. Siamo qui al limite di una condotta psicopatologica.

Dott.ssa Federica Ferrari
Psicologa Psicoterapeuta Castelverde (Cremona)